giovedì 28 febbraio 2008

There will be blood



Dunque: Il petroliere.


Prendiamo il titolo italiano, che come sempre è semplicemente ignobile (ricordo, come summa dello schifo in campo "titolo italiani di film internazionali", il caso "Se mi lasci ti cancello", che richiama la scia delle commediole romantiche da domenica sera, invece che il magnifico "Eternal sunshine of the spotless mind", comunque...) dicevo, prendiamo l'italiano "Il petroliere", e cancelliamolo dalla nostra memoria. Andiamo sul pulsante cerebrale "erase" e premiamo enter...fhshshshs. OK!


Ora, il film There will be blood era candidato a otto statuette, e ne ha vinte alla fine due (Miglior attore protagonista per Daniel Day Lewis, e miglior fotografia). Non è il film migliore, per me, del maestro Paul Thomas Anderson, che ho adorato per Magnolia, e il meraviglioso Ubriaco d'amore, ma è un bel film.

Bel film vuol dire che con le sole immagini ti racconta una storia, e che lo fa moooolto meglio di innumerevoli film che hanno molti dialoghi. Nel viaggio verso la perdizione del prima cercatore poi magnate del petrolio Daniel Plainview quello che affascina è il trasporto visivo, la discesa senza fine in quel "blood" che è sangue umano, sangue della terra=petrolio, sangue dell'anima. Capitalismo ed evangelizzazione sono i temi che sottendono una trama che non ha particolare interesse sul piano narrativo, quanto su quello "filtrante": sotto di essa, sotto la ricerca del petrolio e dell'espansione follemente religiosa di un giovane reverendo, c'è la bramosia del potere, dei soldi, e della rivincita su un mondo sporco e duro, che può distruggere tutto, fino a ributtarti giù dai pozzi in cui sei venuto e a ricoprirti di terra, o di palle da bowling. Dunque niente di nuovo.

Solo, è bello vedere chi sa raccontare bene una storia archetipica, nel senso di male contro male, e recitata divinamente.


Perchè vederlo: per non dimenticare cosa vuol dire "cinema".

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