mercoledì 7 maggio 2008

All'ombra del Lingotto boicottato


"Solo quando esisterà uno stato palestinese, con confini definiti da accordi comuni, Israele sarà una casa vera nel senso che diamo a questa parola: un luogo dove vivere, far crescere i propri figli e progettare il futuro. Io lo desidero con tutte le mie forze".

Chi l’ha detto?
A. Uno scrittore israeliano
B. Un poeta palestinese non invitato alla Fiera di Torino
C. Turigliatto

3 commenti:

Silvia ha detto...

Credo sia David Grossman. Ho letto una sua lettera sul Corriere della Sera e ricordo queste parole.

Per aprire la polemica sulla Fiera del Libro di Torino, sono pienamente d'accordo con quanto scrive oggi sul Corsera Dario Fo. Sarebbe stato più consono invitare scrittori sia israeliani che palestinesi, anzichè formalizzare un invito solo allo Stato di Israele. Abbiamo così perso l'occasione per creare uno spazio di confronto tra persone che usano le parole e la cultura, anzichè le armi, per cercare delle soluzioni.
Sono felice che Dario Fo, invitato alla Fiera, abbia deciso di non parlare del suo libro ma di dedicare il suo tempo ad un confronto aperto sul tema.

Claudia ha detto...

La citazione di Grossman era un messaggio ai sostenitori del boicottaggio: ecco chi zittireste.
Ciò detto, non credo che invitare entrambi i "paesi" a Torino avrebbe portato a un confronto sulla letteratura, quale invece la Fiera di Torino aspira ad essere (oltre, of course, ad una vetrina clamorosa per le case editrici).

Rico ha detto...

Devo dire che era suggestiva l'ipotesi di uno scontro traslato: la letteratura come una mai immaginata (prima d'ora) striscia di Gaza. Epperò diviene difficile scindere i piani tra letteratura e realtà; capire chi ha deglutito l'altro, come nella foto del pitone e del gatto postata proprio qua sopra i nostri discorsi. Forse, possiamo azzardare, che la letteratura rischia di essere tanto più bella, quanto più duro e disumano diviene lo scontro.